Il 26 ottobre, in occasione di SMAU, ASSINTEL ha presentato Assintel Report+, la piattaforma digitale dell’IT in Italia, con i dati e i trend del mercato, disponibile su web e app.

Il sondaggio, che contiene le opinioni di 1000 top Decision Maker, ha messo in evidenza una crescita del 3,1% per il digitale. Assintel Report+ mette in evidenza che la trasformazione digitale italiana è guidata da quattro asset strategici: Internet of Thing, progetti di Customer Journey, Big Data e Cyber Security. A questi si aggiunge anche la crescita in ambito Software, soprattutto per quanto riguarda il Digital Marketing, il Cloud Computing, la Business Intelligence e il Mobile Enterprise.

Alla luce di quanto emerso dal Rapporto di Assintel, abbiamo chiesto a Lorenzo Ridi, Google Cloud Platform Authorized Trainer, con un punto di vista privilegiato sulla tecnologia e i suoi sviluppi, di esprimersi in merito al fermento che pare aver investito la maggioranza delle Imprese italiane.

Lorenzo, come pensi che le aziende possano sfruttare strumenti come Cloud e Big Data a loro vantaggio?

I settori di applicazione sono già oggi molto numerosi, e sono certo che il fermento tecnologico attorno a queste tematiche ne ispirerà altri nel prossimo futuro. La Customer 360° (la conoscenza dei propri utenti sotto ogni aspetto – anche, e soprattutto, social), l’automazione dei processi produttivi e di controllo attraverso algoritmi di Machine Learning, fino alla pervasività degli strumenti mobile e IoT, ormai indispensabili nelle nostre attività quotidiane; queste sono solo alcune delle possibilità che aziende e organizzazioni al giorno d’oggi hanno il dovere di sfruttare per rimanere in gioco in uno scenario in vorticosa evoluzione.

E non pensiamo che queste possibilità siano un “diritto di pochi”: il mito dei “Big Data” come tecnologia a vantaggio esclusivo dei colossi che possono permettersi investimenti milionari è ormai sfatato. La Data Analytics ha senso su centinaia di Terabyte così come su pochi Gigabyte, se riesce a trasformare semplici dati in conoscenza utile a prendere le decisioni che guidano il business. Allo stesso modo, così come le grandi multinazionali necessitano di grandi (e costose) infrastrutture per analizzare i propri dati, anche le aziende con un budget più limitato possono trovare strumenti flessibili che mettano a loro disposizione la giusta potenza di calcolo quando serve, a costi non proibitivi. Il Cloud gioca qui un ruolo fondamentale, grazie ad un approccio sempre più orientato a servizi pay-per-use.

Quali sono i settori che godranno maggiormente dell’implementazione di queste tecnologie?

Ci sono settori storicamente più inclini a cogliere le nuove opportunità offerte dalla tecnologie di Data Analysis: penso al settore finance, al retail, e in generale a tutte quelle attività in cui sia cruciale analizzare le abitudini e i consumi degli utenti. Tuttavia, al giorno d’oggi nessun settore produttivo è escluso, e chi ha l’idea che sfrutta al meglio le nuove tecnologie, risulta vincente sulla concorrenza.

Mentre gli utenti, gli utilizzatori finali, secondo te sono consapevoli della trasformazione in atto? e in caso di risposta negativa, quando non potranno più fare a meno di esserlo?

Gli utilizzatori finali stanno già – per la maggior parte, a loro insaputa – vivendo gli effetti di questa Data Revolution: ogni volta che ascoltiamo una canzone sul nostro servizio di streaming preferito, che ordiniamo un articolo su un portale di e-commerce, ma anche, banalmente, ogni volta che facciamo la spesa con la nostra carta fedeltà, contribuiamo a costruire il nostro profilo personale, la nostra identità digitale. L’analisi di questi dati garantisce alle aziende la possibilità di offrire servizi sempre più personalizzati sulla base dei comportamenti e delle esigenze espressi da ognuno di noi.

Al giorno d’oggi, la maggior parte degli utenti finali non è consapevole fino in fondo delle implicazioni tecnologiche di questo meccanismo – aveva ragione Arthur Clarke quando diceva che “una tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”. Non è detto che questa tendenza sia destinata ad invertirsi in futuro: del resto, ogni reale innovazione contribuisce a rendere ancora più trasparente e invisibile la complessità tecnologica che sta alle spalle degli strumenti che tutti usiamo.

Il tema delle competenze digitali necessarie ad affrontare la trasformazione in atto è altrettanto caldo. Idc rivela infatti che l’80% delle aziende ha già individuato internamente un leader, ovvero un responsabile, per le attività di Digital Transformation. Secondo te quali sono le competenze e le capacità necessarie in una figura di questo tipo?

Parlando di figure di alto profilo, credo non siano necessarie competenze tecniche specifiche. L’unico requisito è che si crei una “sinergia virtuosa” tra tutti i C-Level affinché la Data Analysis sia messa al centro della strategia aziendale e le giuste professionalità siano messe all’opera per saper sfruttare al meglio il proprio patrimonio di dati. Parlo delle figure dei Data Scientist e Data Analyst, la cui autonomia all’interno dell’azienda è cruciale per sviluppare una data strategy aziendale vincente.

Intravedi dei settori in cui c’è una carenza di tali figure? La generazione dei Millenials può dare una spinta a questo processo di trasformazione?

Se guardiamo al mondo dell’impresa non parlerei di qualche specifico ambito privilegiato, contrapposto ad altri più “riottosi” ad abbracciare le nuove tecnologie. L’esperienza ci mostra casi d’uso di estremo successo nei settori più disparati, a patto che si verifichi l’auspicata “convergenza d’intenti” tra i C-Level. Aziende anche storicamente lontane dalla tecnologia possono dare una svolta al loro business attraverso investimenti in termini di competenze in ambito Cloud o Big Data; viceversa, aziende considerate finora all’avanguardia rischiano di perdere il loro vantaggio competitivo se non rimangono costantemente aggiornate sulle recenti innovazioni della tecnologia.

Intravedo una difficoltà maggiore invece in ambito Pubblica Amministrazione, dove l’età media degli impiegati è molto alta e la strada verso l’innovazione è in apparenza più tortuosa e difficile da percorrere. In questo settore l’inserimento di personale altamente formato e dotato di competenze digitali all’avanguardia sta diventando un imperativo, alla luce anche delle recenti normative entrate in vigore, penso al CAD, ma anche a SPID ed in generale alla necessità della PA di digitalizzare servizi e processi a favore di una user experience più agile e snella per i cittadini.

In questo senso credo che i Millennials siano evidentemente una risorsa preziosa, poiché fin dalla nascita sono stati immersi nella nuova società dell’informazione ed hanno quindi forte percezione della valenza dei dati e delle nuove possibilità tecnologiche. Ciò conferisce loro la sensibilità necessaria per dare un contributo importante, sia a livello tecnico che strategico, alla cosiddetta Digital Transformation.