Che in questi anni Renzi abbia dato una forte spinta alle tematiche dell’innovazione, del digitale, della banda larga, proprio non si può negare. La lista delle cose fatte è corposa e la si può scorrere con l’ausilio dell’analisi svolta dal Notiziario Finanziario del 10 dicembre scorso.

Industria 4.0

Si tratta del più recente atto del governo per le nuove imprese che arriva fino al 2020 e prevede un impiego di risorse pubbliche per 13 miliardi e la mobilitazione di investimenti privati per 24 miliardi. Tra le misure, sgravi fiscali significativi (il famoso superammortamento).

Agevolazioni negli investimenti

Con il piano Industria 4.0, l’esecutivo Renzi ha previsto nuove regole per le agevolazioni fiscali: l’aumento dell’investimento massimo agevolabile per le persone fisiche fino a 1 milione di euro; l’innalzamento a tre anni del vincolo minimo di destinazione dei capitali; l’aumento, al 30%, della detrazione (e della deduzione per persone giuridiche) per gli investimenti in startup e Pmi innovative.

Censimento Istat sulle startup

L’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) e il Ministero per lo Sviluppo Economico ha condotto nel 2016 la prima indagine nazionale sulle startup innovative, denominata #StartupSurvey. Il “censimento” ha analizzato, tra l’altro, la mobilità socio-economica dei componenti del team della società e le caratteristiche innovative dell’attività. I dati e le relative analisi saranno resi noti probabilmente nel 2017.

Agevolazioni burocratiche

Le agevolazioni burocratiche previste per le startup innovative sono state ampliate nel 2015: è esteso fino al quinto anno di vita della società (prima era il quarto) l’esonero dal pagamento dell’imposta di bollo, dei diritti di segreteria e del diritto annuale dovuto alle Camere di commercio in conseguenza dell’iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese.

L’istituto Italiano di Tecnologia nel capitale delle startup

Nel 2015 è stato previsto che la Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia, centro di ricerca di eccellenza con sede a Genova, può costituire o partecipare a startup innovative anche con soggetti pubblici e privati, italiani o stranieri. Ad autorizzare gli investimenti però devono essere i ministeri dell’Economia e dell’Istruzione.

Nascita di Invitalia Ventures

Invitalia Ventures SGR nasce per dare velocità e operatività allo sviluppo delle imprese ad alto contenuto innovativo (Tech Startup /PMI). Italia Venture I, il Fondo di Venture Capital gestito da Invitalia Ventures SGR con dotazione di 50 milioni di euro, agisce in co-investimento con operatori privati nazionali e internazionali per rafforzare sia la Venture Industry sia le Startup/PMI innovative in Italia.

Smart&Start

Nel 2015 Invitalia ha rinnovato il bando Smart&Start per favorire l’imprenditoria innovativa, mettendo a disposizione oltre 200 milioni di euro sotto forma di mutui agevolati. Rispetto al primo bando, le agevolazioni sono state estese a tutte le regioni italiane e non consistono più in erogazioni a fondo perduto.

Disciplina Agevolata del lavoro nelle startup

Il decreto Crescita 2.0 ha previsto diverse agevolazioni a favore delle startup innovative, in tema lavoro e occupazione. Per esempio sono stati previsti vantaggi come la remunerazione flessibile e la remunerazione agevolata attraverso stock option e work for equity. Con l’introduzione del Jobs Act, per le startup innovative non è stato previsto alcun limite al numero di proroghe, in relazione all’assunzione di personale con contratti a tempo determinato per una durata massima di 36 mesi. Per le altre aziende il limite di proroghe è fissato a cinque, e sono stati stabiliti intervalli minimi tra la fine di un contratto e l’inizio del successivo. Per le nuove imprese innovative, quest’ultima norma non viene applicata. Inoltre per le startup innovative è stato previsto un credito d’imposta, pari al 35%, rivolto alle assunzioni di personale altamente qualificato.

Equity Crowdfunding

Nel 2013, l’Italia è stato il primo Paese a dotarsi di un regolamento specifico per l’equity crowdfunding, la possibilità di investire attraverso portali online (autorizzati dalla Consob) in startup e Pmi in cambio di quote societarie. Il governo Renzi ha fatto in modo che la disciplina di questa modalità di raccolta fondi diventasse più semplice, per allagare la platea di possibili investitori e ridurre i costi. Con la delibera Consob del 24 febbraio 2016 sono state previste diverse novità, tra cui la semplificazione della procedura di verifica dell’appropriatezza dell’investimento rispetto alle conoscenze dell’investitore permettendo agli stessi: il controllo può essere effettuato online anche dagli stessi portali e non solo dalle banche. In più, è stato ampliato il novero dei soggetti che possono sottoscrivere una quota dell’offerta in qualità di investitori professionali. Sono stati ammessi gli “investitori professionali su richiesta”, e gli “investitori a supporto dell’innovazione” (per esempio, i business angel), identificati da Consob in base a criteri oggettivi. Con la legge di bilancio 2017, è previsto che lo strumento dell’equity crowdfunding venga esteso anche a tutte le Pmi (imprese con meno di 250 dipendenti, fatturato annuo non superiore a 50 milioni di euro oppure totale di bilancio non superiore a 43 milioni) e non solo a startup e Pmi innovative.

Firma digitale

Dal 20 luglio 2016 è possibile costituire una startup gratis online senza notaio, collegandosi al sito del Registro delle imprese di InfoCamere e ricorrendo alla firma digitale.

Pmi Innovative

L’Investment Compact del 2015 ha introdotto nell’ordinamento la figura della Pmi innovativa. Sono definite così “tutte le piccole e medie imprese che operano nel campo dell’innovazione tecnologica, a prescindere dalla data di costituzione, dall’oggetto sociale e dal livello di maturazione”. Per rientrare in questa categoria (che è pensata anche come una sorta di prosecuzione naturale del percorso della startup innovativa) una società deve avere meno di 50 milioni di euro di fatturato all’anno (o un attivo sotto i 43 milioni), meno di 250 dipendenti e possedere almeno due di questi tre requisiti: il 3% dei costi totali deve essere attribuibile a attività di ricerca, sviluppo e innovazione; un terzo del team deve essere composto da persone in possesso di una laurea magistrale o un quinto del team deve essere formato da dottorandi, dottori di ricerca o ricercatori; oppure deve essere proprietaria di una forma di protezione intellettuale o di protezione del software. Con i giusti requisiti e un bilancio certificato può accreditarsi a una sezione speciale del Registro delle imprese e godere di molte delle agevolazioni previste per le startup innovative, tra cui, solo per fare qualche esempio, la possibilità di remunerare i dipendenti con stock option o di accedere al Fondo di garanzia per le Pmi. E chi investe in Pmi innovative può godere degli stessi benefici fiscali di chi investe in startup.

Programmi di investimento da parte di grandi aziende

Nel corso del governo  Renzi diverse grandi compagnie hi-tech hanno lanciato programmi di investimento in Italia a favore dello sviluppo digitale del Paese. A gennaio 2016 Cisco ha annunciato di voler investire 100 milioni di dollari per accelerare la digitalizzazione dell’Italia. Apple ha aperto a Napoli la prima iOS Developer Academy d’Europa in collaborazione con l’Università degli Studi del capoluogo campano dove già per il secondo anno è previsto che ci siano corsi con 400 studenti. Ibm ha annunciato di voler investire 150 milioni di dollari per creare a Rho, nell’area Expo (dove sorgerà Human Technopole) un centro Watson Health europeo, ovvero un polo sanitario hi-tech basato su big data e intelligenza artificiale.

Una squadra per l’innovazione e il digitale

Per far crescere l’Italia in tema di digitale e innovazione Matteo Renzi ha creato una squadra di esperti, tra cui Paolo Barberis e Diego Piacentini. Il primo ha avviato quattro progetti: Italia Login, per la trasformazione digitale della pubblica amministrazione; il piano di infrastrutture per la banda ultralarga, con investimenti di 12 miliardi, di cui 7 pubblici; l’insegnamento dell’alfabeto digitale, fondamentale per far crescere conoscenze e competenze; la competitività digitale, ovvero la capacità di arrivare a concorrere con le realtà più avanzate. Nella sua agenda, previsti anche la creazione di quartieri digitali che diventino motore dell’innovazione all’interno delle città; l’aumento del credito d’imposta per le aziende che stipulano contratti di ricerca con le startup; eliminazione dei limiti che frenano l’affermazione dell’equity crowdfunding; incentivi alle aziende per l’implementazione dell’open innovation.

Diego Piacentini, Commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda digitale e Senior Vice President di Amazon, è nominato pro bono per due anni con lo scopo di coordinare gli enti pubblici, individuare regole e linee guida e la possibilità di sostituirsi agli enti inadempienti. Per tale scopo è affiancato da un Team per la Trasformazione Digitale istituito a Palazzo Chigi.

Cosa accadrà ora alla luce degli ultimi accadimenti?