Lo scorso 31 gennaio, l’Osservatorio Digital Finance della School of Management del Politecnico di Milano ha presentato “Digital rethinking nel banking e finance” la ricerca che offre una panoramica circa la digitalizzazione nel mondo finanziario e bancario.

Il contesto attuale è caratterizzato da una forte riduzione della marginalità, un aumento dei requisiti di capitale e una diminuzione del valore di mercato. Cambiare appare subito l’unica via percorribile, come afferma anche Marco Giorgino, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Digital Finance: “Il mondo finanziario e bancario è chiamato a cogliere la rivoluzione digitale aprendosi all’innovazione ed utilizzando strumenti per la digitalizzazione dei processi, ad una gestione più consapevole e a maggior valore del patrimonio dei dati interni ed esterni, fino ai sistemi transazionali evoluti, come la Blockchain. L’ecosistema italiano appare ancora in ritardo su questi fronti, ma le innovazioni in atto e quelle ancora all’orizzonte porteranno inesorabilmente gli attori finanziari e bancari a modificare il proprio modo di operare, trasformandoli radicalmente sia al loro interno che nelle modalità con cui servono i mercati”.

Oggi, con l’entrata di colossi del Web come Google, Facebook, WeChat, Apple Samsung e Alibaba, la concorrenza nel mondo Finance si fa sempre più allargata e serrata ma le banche possiedono una ricchezza inestimabile che potrà fare la differenza in questa partita: “Per fronteggiare la competizione allargata gli attori bancari oggi possono fare leva su due importanti vantaggi: il patrimonio informativo di inestimabile valore nel rapporto con il cliente e la sua conoscenza pervasivadice Filippo Renga, Direttore dell’Osservatorio Digital Finance -. Fondandosi su questo, con le analisi Big Data, possono valutare con maggiore velocità e precisione il merito di credito di un cliente, anche anticipandone i bisogni. Automatizzando il processo di investimento, invece, possono posizionarsi in modo complementare rispetto all’offerta tradizionale, ad esempio rivolgendosi a un target molto specifico”.

La giornata ha puntato l’attenzione su 5 macro temi principali: API, startup Fintech, Big Data finanziari, Digital Asset Management e Robo Advisor, Blockchain

Le API, Application Program Interfaces, costituiscono un alleato fondamentale per l’innovazione delle banche. Queste consistono in righe di codice software standardizzate che permettono di interagire e scambiarsi dati in modo flessibile ed economico. Un’infrastruttura necessaria e pervasiva all’organizzazione che diventa ancora più importante con l’entrata in vigore della direttiva europea sui servizi di pagamento nel mercato interno PSD2 che obbliga gli attori finanziari ad aprire l’accesso ai propri conti per la creazione di nuovi servizi da parte di terzi.

Le API disponibili sono di diversi tipologie:

  • Open API, accessibili da chiunque e messe a disposizione per creare servizi “terzi”
  • Partner API, rese disponibili ad attori esterni selezionati per lo sviluppo di servizi terzi,
  • Internal (o Private) API, accessibili e utilizzabili esclusivamente da attori interni all’organizzazione, ad esempio per offrire al cliente finale una user experience simile su diversi device e canali di interazione, ma anche per rendere più snelli e veloci i processi interni tra diverse funzioni.

Le startup Fintech: dal 2011 ad oggi ne sono nate quasi 750 per un totale di finanziamenti raccolti che va oltre i 26,5 miliardi di dollari.

“Una collaborazione strategica con le startup può permettere a un istituto finanziario di innovare in tempi più rapidi, testando nuove strade con investimenti più limitati – dice Filippo Renga -. Le startup hanno il vantaggio di poter sfruttare alcune leve differenziali, come il fatto di poter operare senza una rete fisica sul territorio e utilizzare in maniera nativa le grandi moli di dati che raccolgono, oppure di potersi muovere all’interno delle zone di grigio della regolamentazione”.

startup fintech

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I Big Data finanziari: come anticipato all’inizio di questo articolo, i Big Data rappresentano una delle più grandi ricchezze all’interno del mondo bancario e finanziario, ma la ricerca rivela che solo il 40% dei maggiori istituti finanziari internazionali considera questi all’interno dei propri piani strategici e la percentuale è ancora più bassa (35%) per gli istituti italiani inseriti nel FTSE Italia Banche.

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“I dati per gli istituti finanziari costituiscono una grande fonte di valore, che si alimenta innanzitutto all’interno della propria organizzazione – rileva Marco Giorgino La maggior parte degli istituti sta avviando una strategia Big Data iniziando dall’utilizzo dei dati interni. Ma è fondamentale gestire correttamente tutte le fasi, dalla raccolta, alla manutenzione, strutturazione e alimentazione dei dati, che toccano in modo trasversale tutta l’organizzazione, anche attraverso un nuovo mindset culturale”.

Digital Asset Management e Robo Advisor: la ricerca dell’Osservatorio ha coinvolto nella propria analisi 185 attori tradizionali e 130 startup a livello internazionale.

Per quanto riguarda le startup dell’Asset Management lo studio sottolinea una grande vivacità: offrono modelli di investimento black-box, soluzioni di investimento alternative alla tradizionale offerta delle factories come il Crowdfunding, servizi di Private Banking con attività comparabili a quelle degli incumbent ma con portafogli tarati su cluster di investitori omogenei, fino a servizi di Private Banking “digitali” con un livello di customizzazione profilato sullo specifico investitore.

Gli attori tradizionali invece manifestano un maggiore ritardo, solo il 18% infatti utilizza piattaforme digitali “avanzate” per la consulenza di investimento, mentre l’82% assiste i propri clienti in modo tradizionale.

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La Blockchain: il mondo finanziario guarda con sempre maggiore attenzione il fenomeno, la tecnologia nata con la criptovaluta Bitcoin e poi applicata ad altri ambiti impatta potenzialmente su tutte le transazioni con molteplici benefici: costi ridotti, ottimizzazione dei processi, maggior sicurezza. Le incertezze però sono presenti e riguardano soprattutto gli ambiti applicativi in cui sarà possibile utilizzare la tecnologia e sull’entità dei benefici rapportati agli investimenti.

L’indagine dell’Osservatorio Digital Finance con interviste al top management di oltre 40 attori, l’analisi di oltre 100 soluzioni Blockchain nel mondo, lo studio di 60 startup internazionali e l’approfondimento di oltre 200 fonti indirette rivela che le banche italiane guardano con attenzione al Blockchain, ma sono ancora poche le “sperimentatrici”. Le startup operanti in questo ambito invece accompagnano le banche nel dedalo di opportunità per scovare anche nuovi ambiti applicativi che la tecnologia potrebbe rivoluzionare. Ci sono startup che sviluppano soluzioni verticali, ossia creano una Blockchain ad hoc per uno specifico utilizzo, altre che sviluppano in logica open API su Blockchain già esistenti e quelle che hanno sviluppato soluzioni accessorie, senza utilizzare direttamente la Blockchain di riferimento.