Nel precedente articolo abbiamo visto come  il CAD obblighi le pubbliche amministrazioni (e, in generale, tutti i soggetti menzionati all’art. 2 comma 2 del Codice, ivi inclusi i gestori di servizi di interesse pubblico) ad utilizzare il domicilio digitale come mezzo esclusivo per le comunicazioni “di qualsiasi genere” e per le “notifiche aventi valore legale” ai cittadini.

La norma traballa però quando prende posizione su quale sia il valore della comunicazione al domicilio digitale specificando che la validità è quella di una raccomandata avente valore legale o di una notifica a mezzo posta. Si tratta di due cose molto diverse, anche perché la notifica a mezzo posta è regolata mediante specifici procedimenti ed è diversa dalla notifica inviata via PEC, che ha diverse regole e sembrerebbe meglio attagliarsi alla notifica al domicilio digitale.

Dunque l’uso del domicilio digitale è obbligatorio verso coloro che sono iscritti nei Registri di PEC/domicili digitali previsti dal Codice dell’Amministrazione Digitale per le Pubbliche Amministrazioni e per tutti gli altri soggetti cui il Codice si applica, con espressa menzione dei “gestori ed esercenti di pubblici servizi”. In particolare si specifica che pubbliche amministrazioni e gestori/esercenti di pubblici servizi dovranno comunicare con il cittadino esclusivamente tramite il domicilio digitale.

E’ obbligatorio ma cosa succede se non viene utilizzato?

Le Pubbliche Amministrazioni che non lo utilizzeranno vedranno rientrare il mancato utilizzo tra i parametri della performance dirigenziale ma non viene prevista una specifica responsabilità disciplinare.

Non viene inoltre specificata nessuna sanzione specifica per i gestori di pubblici servizi che non utilizzino il domicilio digitale, salvo quanto si dirà più avanti.

A livello interpretativo verrebbe da pensare a una conseguenza in termini di invalidità della comunicazione… si avrebbe cioè un “vizio di forma” che potrebbe comportare conseguenze in termini di annullabilità o direttamente di nullità della comunicazione.

Qui troviamo il cortocircuito normativo.

Il Codice usa una strana formulazione, a mia memoria mai vista prima a proposito di notifiche e comunicazioni amministrative: la comunicazione inviata tramite metodi diversi dal domicilio digitale “non può produrre effetti pregiudizievoli per il destinatario”.

Cercando di ricondurre questa formula alle categorie giuridiche note, riterrei che si tratti di una annullabilità in presenza di conseguenze negative (danni), che, dovrebbero essere dimostrati, in conseguenza diretta dell’invio del provvedimento ad un indirizzo diverso dal domicilio digitale (non del provvedimento in sé dunque, ma della mancata possibilità di conoscerlo).

Per fare un esempio, un gestore di servizi pubblici (energia elettrica) sarebbe tenuto ad inviare ad un utente la bolletta al domicilio digitale, ove questo utente lo abbia già inserito negli appositi elenchi.

Il CAD stabilisce che l’invio ad un recapito diverso dal domicilio digitale non può produrre effetti pregiudizievoli (dunque, ragionevolmente, non si può staccare la corrente per una bolletta non pagata se l’utente non ha avuto la possibilità di conoscerla al proprio domicilio digitale inserito nei registri).

La valutazione di cui sopra introduce un elemento di incertezza nell’efficacia di provvedimenti inviati ad indirizzi diversi dal domicilio digitale che, probabilmente, ne incentiverà molto l’adozione.

Vi è però una ulteriore complicazione – il vero e proprio cortocircuito – il CAD obbliga pubbliche amministrazioni e gestori ad usare il domicilio digitale anche per tutte le “notifiche”.

Le notifiche però rimangono regolate, sia in forma cartacea che in via telematica (PEC) nelle forme e modi dai rispettivi codici di procedura e dalle norme sul processo telematico, che prevalgono sul CAD che consentono l’invio per posta e mediante ufficiale giudiziario ed hanno pari valore.

Sembra dunque che le notifiche potranno continuare ad essere svolte nelle forme consuete.

Non è tuttavia certo che la notifica inviata ad indirizzi diversi dal domicilio digitale possa evitare l’applicazione delle sanzioni alla PA che non usa il domicilio digitale e della ulteriore sanzione in termini di invalidità della comunicazione pregiudizievole sopra descritte… e il cortocircuito è così completo, sperando che arrivino preso interpretazioni ufficiali a chiarimento di questa complessa situazione.

D’altra parte se si scorrono le innovazioni proposte dal Team per la Trasformazione Digitale è facile intuire che l’app “IO”, di prossimo rilascio, potrebbe essere l’anticamera di una nuova incarnazione del domicilio digitale, una app cioè capace di gestire le notifiche dalle PA verso il cittadino…