Il 6 settembre scorso è stato presentato a Bruxelles l’ultimo Rapporto di I-Com – l’Istituto per la Competitività di Roma – un’analisi dettagliata degli elementi strategici su cui puntare per raccogliere la sfida di Industria 4.0 in modo competitivo.

Per valutare le prestazioni dei Paesi europei l’indice prende in esame 11 fattori, tra cui:

U

L’organizzazione delle imprese

  • comunicazione aziendale interna con ERP
  • uso della tecnologia RFID
  • livello medio-alto di sistemi cloud nelle imprese
  • uso di software aziendali come CRM
  • collegamenti automatici tra i processi produttivi di cliente e fornitore
  • analisi di big data a livello aziendale
U

La diffusione di internet

  • copertura della rete a banda ultralarga o quella 4G
U

Le qualifiche della forza lavoro

  • percentuale di tecnici ICT o di lavoratori dei dati sul totale degli occupati
  • percentuale di aziende che fanno formazione sulle capacità informatiche
  • percentuale di laureati in materie STEM (“science, technology, engineering e mathematics”)
  • percentuale di aziende manifatturiere che hanno adottato entro il 2015 politiche sulla sicurezza informatica

Nella classifica redatta da I-Com l’Italia occupa solo la 17esima posizione (un passo avanti rispetto alla 20esima posizione registrata nel 2016), con un punteggio complessivo di 77,8 e risulta essere al di sotto della media dell’Unione Europea (80), ben lontana dai Paesi in vetta alla classifica:  Finlandia (100), Olanda (98), Danimarca (97) e Germania (96). Tra le grandi potenze economiche europee solo la Francia risulta più indietro dell’Italia, con una votazione finale di 66.

Secondo i ricercatori, le performance italiane risultano competitive con il resto d’Europa rispetto all’adozione di tecnologie connesse con l’IOT, risultano invece carenti rispetto all’infrastruttura di rete fissa.

Tra gli elementi da migliorare spiccano i Big Data: solo il 7% delle imprese italiane sfrutta questa potenza di fuoco per definire le proprie strategie di business. Sotto questo punto di vista l’Italia registra comunque un tasso positivo rispetto a Francia e Germania, ma risulta indietro rispetto a Olanda e Finlandia.

L’altro aspetto dolente è la connettività: l’Italia deve colmare questo buco cablando con le reti ad alta velocità il Paese, altrimenti il rischio è quello di risultare impreparati rispetto al 5G, fondamentale per le aziende che puntano sulla trasformazione digitale.

L’ultimo punto, già ampiamente discusso e che necessita di maggiore attenzione, è quello delle competenze: I-Com rileva che l’Italia è tra i sei Paesi europei in cui opera il 72% dei data workers del vecchio continente, ma è allo stesso tempo l’unico in cui la loro percentuale sta diminuendo.

Queste tematiche saranno ampiamente discusse anche nel tavolo dedicato a Industria 4.0, previsto nella seconda edizione del convegno “Strategie per la Crescita Digitale del Sistema Paese” previsto a Roma il prossimo 26 ottobre. Riserva immediatamente il tuo posto!