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On. Antonio Palmieri, cofondatore dell’intergruppo Parlamentare Innovazione

Dal 2001 l’On. Palmieri segue in qualità di deputato i temi legati al digitale, dai tempi cioè in cui erano solo in tre ad occuparsi di questi argomenti, insieme a Lucio Stanca e a Paolo Gentiloni. Quest’ultimo, nel suo discorso di presentazione della nuova squadra , ha dichiarato che il Governo proseguirà sulla strada  dell’innovazione fin qui svolta dall’esecutivo di Matteo Renzi, in assoluta continuità.

Cosa dobbiamo aspettarci in termini di sviluppo e innovazione in questa fase di transizione per tutti i cantieri aperti?

In questo momento ci troviamo in una situazione di standby su tutta una serie di questioni che sono in attesa dei decreti attuativi. Fortunatamente il governo ha già annunciato una linea di assoluta continuità e il fatto che Gentiloni abbia competenze in tema di innovazione costituisce di per sé una garanzia. La stessa squadra è stata per lo più riconfermata con il Ministro Madia alla Pubblica amministrazione, il Ministro Calenda allo Sviluppo Economico e il sottosegretario Antonello Giacomelli per continuare a seguire i temi legati alla banda ultralarga.

Tutti i progetti fin qui predisposti devono ora essere implementati. Il Governo ha dichiarato la disponibilità dei fondi dunque si tratta di dare la cosiddetta “execution” ai piani e provvedimenti che ci sono già. Come ho avuto modo di sottolineare più volte, attualmente nel governo manca una figura dedicata, un ministro con delega all’innovazione. Vedremo come evolverà la situazione e se verranno portati a compimento i decreti attuativi laddove mancanti. Soprattutto siamo in attesa di dare piena attuazione a Spid e, in tema di banda larga, di risolvere i contenziosi attualmente aperti per le zone a fallimento di mercato.

A proposito della mancanza di una figura specifica la sua commissione e il Movimento 5 stelle hanno aspramente criticato la struttura creata da Renzi con a capo Piacentini. Proprio lei a Venaria aveva messo l’accento sulla necessità di una figura dedicata. Perché le critiche?

La struttura così composta sembra ricalcare quanto già presente: Piacentini, del quale non metto assolutamente in discussione la figura,  non ha una carica di governo e stante che  è stata istituita  con decreto legge n. 83/2012 – convertito nella legge n. 134/2012 – l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), preposta alla realizzazione degli obiettivi dell’agenda digitale italiana, in coerenza con l’agenda digitale europea, il mio interrogativo, che è l’interrogativo di tutti, riguarda l’integrazione della nuova struttura con quanto già esistente per la realizzazione di questi piani. In realtà i due organismi si sovrappongono e questo è il vero punto di domanda al quale ancora non è stata data risposta.

Antonio Palmieri

On. Antonio Palmieri – Strategie per la crescita digitale del Sistema Paese – Roma, 28 settembre 2016

La prima legge di Bilancio, valida per il triennio 2017-2019,  ha dato il via libera a Industria 4.0. Come si delinea lo scenario attuale?

Il rapidissimo iter parlamentare che, per via della crisi di governo,  ha approvato con una maggioranza di 166 voti il provvedimento che era stato ratificato prima del referendum costituzionale, ha dato il via ad una manovra da 27 miliardi e ha reso immediatamente operative le misure di “Industria 4.0”.

Tra queste, la proroga del super-ammortamento” al 140% per l’acquisto di beni (veicoli ed altri mezzi di trasporto beneficiano di una maggiorazione al 120%), l’arrivo del nuovo iper-ammortamento fino al 250% sugli investimenti in tecnologie, agrifood, bio-based economy, a supporto dell’ottimizzazione dei consumi energetici, il raddoppio del credito di imposta per ricerca e sviluppo (aliquota spesa interna dal 25% al 50%) e massimale annuo di spesa da 5 a 20 milioni. A questi si aggiungono la partecipazione di Cassa depositi e prestiti a supporto di “Industria 4.0”, con l’incremento della detrazione fiscale (fino al 30%) per investimenti fino ad 1 milione in start-up e Pmi innovative.

Dunque le misure più qualificanti ( iperammortamento, superammortamento, 30% di credito fiscale per le startup) sono immediatamente attuative e costituiscono un volano importante che testimonia, per la prima volta, che lo Stato è realmente vicino agli imprenditori.

E per quanto riguarda la banda ultralarga?

La banda ultralarga è una risorsa imprescindibile per costruire la competitività del Paese. E l’Italia parte da una situazione molto svantaggiata.

Con il piano si intende coprire, entro il 2020, l’85% della popolazione con infrastrutture in grado di veicolare servizi a velocità pari e superiori a 100 Mbps, garantendo al contempo al 100% dei cittadini l’accesso alla rete internet ad almeno 30Mbps. Ad oggi è stato raggiunto solo il 35,4% della popolazione a 30Mbps e l’11% a 100 Mbps.

L’Italia è di fatto la nazione europea con la più estesa diffusione di aree a fallimento di mercato, le cosiddette aree bianche (Next Generation Access, NGA), per questo la situazione è particolarmente difficile e delicata soprattutto alla luce dei recenti contenziosi al Tar che andranno risolti con un accordo tra le parti per evitare una situazione di blocco.Il governo può farsi carico di una intermediazione sana facendosi carico delle necessità.

Per ora sono stati pubblicati due bandi: il primo per gli interventi nelle prime sei regioni (Abruzzo, Molise, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e Veneto) con le quali si sono chiusi specifici accordi di programma e relative convenzioni operative per l’utilizzo dei fondi FESR e FEASR e il secondo per Piemonte, Valle D’Aosta, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Basilicata, Sicilia e della Provincia autonoma di Trento: in totale 17 regioni  e oltre 1,2 miliardi  di risorse in gara divise in sei lotti funzionali.

Le infrastrutture che verranno realizzate saranno in grado di coprire una popolazione di oltre 5,5 milioni di abitanti e interesseranno il territorio di 3.710 Comuni. Con il programma di lavori verranno raggiunte circa 3,9 milioni di unità abitative o aziendali. Per le Regioni rimanenti – Puglia, Calabria e Sardegna –  verrà riservato un bando ad hoc.

La pioggia di ricorsi potrebbe  comportare un ripensamento dell’intero processo per l’attuazione del piano. Chiamata in causa anche Infratel, società in-house del Ministero dello Sviluppo Economico e soggetto attuatore del Piano nazionale Banda Larga. Qual è la sua opinione sulle società in-house?

Nel nostro Paese ne abbiamo alcune che funzionano così bene da rappresentare un’eccellenza nazionale e altre che costituiscono un’occasione in più di sperpero di denaro pubblico e sembrano semplici facilitatori per distribuire incarichi.

Il Governo aveva ventilato l’ipotesi di andare a razionalizzare tutto il settore ma è veramente complesso separare il grano dalla paglia. Occorre un lavoro puntuale, regione per regione, per stabilire modalità operative che verifichino il funzionamento delle singole realtà. Serve un impegno continuativo affidato ad una figura che al momento non vedo all’orizzonte.

Per quanto riguarda le competenze digitali, molto si è fatto ma molto è ancora da fare. Qual è la situazione dal suo punto di vista?

In termini di semina stiamo andando avanti, ad esempio il 6 dicembre abbiamo ospitato a Palazzo Montecitorio  la seconda edizione dell’evento dedicato a Programma il Futuro, l’iniziativa del Miur realizzata dal Cini in collaborazione con l’Intergruppo Innovazione. L’appuntamento intendeva fare il punto sul pensiero computazionale come abilità culturale fondamentale per ogni cittadino e sottolineare ancora una volta il ruolo delle competenze digitali come elemento chiave della competitività del Paese.

E’ un bell’esempio di attività di semina che intende andare avanti nel tempo. Ci sono poi tante altre iniziative che vanno ad impattare anche sugli studenti delle scuole superiori e vedremo se anche la famigerata alternanza scuola-lavora potrà essere almeno parzialmente utile ai fini della creazione competenze digitali.

Tra le iniziative interessanti ce ne sono alcune come CyberChallenge.It, che riguardano anche il mondo universitario.

Ho assistito alla presentazione della ricerca “Il Futuro è oggi: sei pronto?”,  realizzata da University2Business, la società del gruppo Digital360 che punta a promuovere la cultura del digitale e dell’innovazione tra gli studenti universitari. L’obiettivo dello studio era approfondire e confrontare la percezione degli studenti e dei responsabili delle Risorse umane sui cambiamenti della trasformazione digitale nel mondo del lavoro, nell’economia e nella società. Ne è venuta fuori la consapevolezza, da parte dei giovani, di quanto sia necessario lo spirito di imprenditorialità per affermarsi nel mondo del lavoro, ma anche l’importanza di avere competenze digitali (così la pensano i due terzi degli studenti universitari italiani).  

Rispetto a iniziative come CyberChallenge.It, finalmente è stato raggiunto un grado accettabile di  consapevolezza rispetto all’importanza dei temi legati alla sicurezza informatica. Ora che il problema della cyber sicurezza non è più appannaggio di pochi sono auspicabili iniziative che diano continuità come quelle che alimentano le interazioni fra aziende e Università.

Sul tema della cyber security e sull’utilizzo dei 150 milioni stanziati ho presentato un’interrogazione parlamentare lo scorso luglio e ho ricevuto la risposta da parte del Ministero dell’Interno ad ottobre. A parte i 15 milioni destinati al rafforzamento del Servizio della Polizia postale e delle comunicazioni, gli altri 135 milioni di euro stanziati per la cyber security sono coperti da segreto e dunque non si possono conoscere le destinazioni. Si tratta di risorse di diretta pertinenza degli Organismi di informazione e sicurezza che verranno in parte destinate  ad attività di tipo convenzionale per il potenziamento degli interventi rivolti alla prevenzione e al contrasto delle minacce alla sicurezza informatica nazionale. La parte prioritaria, invece, verrà destinata ad attività di carattere informatico per la protezione dello spazio cibernetico del Paese, di diretta competenza appunto degli Organismi di informazione e sicurezza. Le informazioni relative ad entrambi i tipi di interventi sono coperte da riservatezza.Il fatto che sia passato un anno dallo stanziamento è un dato che però parla da solo.

In qualità di cofondatore dell’Intergruppo  Parlamentare Innovazione continuerò, assieme ai miei colleghi, nell’opera di sensibilizzazione per contribuire a diffondere una sempre maggiore consapevolezza su questi temi strategici per il futuro del nostro Paese.