Twitter, Facebook, ma anche Youtube e Instagram sono entrati a pieno titolo tra gli strumenti di comunicazione più diffusi, basti pensare che ad inizio 2016 Facebook contava 1.8 miliardi di utenti attivi a livello mondiale, 28 milioni di questi residenti in Italia e Twitter 320 milioni con 6,4 mln di italiani registrati.

Oggi la politica non è più affare esclusivo dei salotti buoni, tutta la cittadinanza infatti ha acquisito i mezzi per poter esprimere la propria opinione. Il connubio tra politica e social media facilita la partecipazione, aiuta a promuovere la democrazia e crea nuove tipologie di cittadinanza globale.

president-obamas-four-more-years-becomes-the-most-popular-tweet-everUna menzione speciale va a Twitter che con i suoi 140 caratteri riesce ad innescare catene di viralità senza precedenti. Ormai decine di campagne social sono già passate alla storia, la più celebre è sicuramente quella di Barack Obama. Nella sua ultima corsa alla casa bianca del 2014, la foto con la moglie Michelle, che annunciò la vittoria dell’ormai ex Presidente degli Stati Uniti d’America, arrivò a contare 800mila retweet.

Gran parte di questo successo va attribuito sicuramente a Michael Slaby lo spin doctor arruolato nel team Obama, esperto di nuove interazioni sociali. Questo dimostra come l’immediatezza di tali strumenti sia inversamente proporzionale alla semplicità del loro utilizzo, non tanto a livello operativo, quanto a livello strategico. Per sfruttare appieno il potenziale di questi canali, va percorsa una strada ben tracciata con una strategia precisa e oculata, dove niente è lasciato al caso.

La Social Media Analysis diventa quindi uno strumento essenziale anche per la politica: saper interpretare i dati, in tempo reale e in modo aggregato, consente di avere un quadro chiaro di quelli che sono i discorsi, le opinioni e il “Sentiment” preponderante rispetto ad un tema di tendenza in un determinato periodo.

Si pensi alla campagna per il Referendum confermativo del 4 dicembre, Blogmeter ha calcolato che dal 24 settembre al 2 novembre scorso sono stati pubblicati più di 1,6 milioni di messaggi, lanciati da 373 mila utenti e possiamo immaginare che questo numero sia esponenzialmente cresciuto ora che la campagna è giunta alle battute finali.

Ilsocialpolitico.it ha analizzato la strategia social dei due fronti schierati, sia su Twitter che su Facebook, individuando una discrepanza netta tra le opinioni di chi dibatte a colpi di Tweet che sembra essere in maggioranza favorevole al si e chi usa Facebook per esprimere la propria opinione che sembra andare nella direzione del no. Mentre i più tradizionali sondaggi Demos per La Repubblica danno il fronte del no in vantaggio per il 39% degli intervistati contro un 35% di favorevoli alla riforma della Costituzione.

Indipendentemente dal caso specifico, sembra ormai evidente che essere presenti sui social è fondamentale, ma lo è ancor di più dotarsi di strumenti in grado di interpretare i dati in modo immediato.

Cogliere i vantaggi di un dibattito politico diretto, di un dialogo orizzontale con i propri cittadini significa anche dare risposte in tempi brevi, non far cadere nel vuoto gli appelli all’ascolto perché il rischio è quello di vanificare gli sforzi fatti fino ad ora verso una politica partecipativa e aperta al dialogo.

Scarica l'analisi* delle strategie di comunicazione dei principali Partiti politici italiani realizzata da Digimind

*L’oggetto d’analisi è a titolo puramente esemplificativo

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