Troppo spesso quando si parla di Smart Working lo si affianca a concetti come worklife balance o telelavoro. Questi sicuramente sono aspetti che fanno parte del processo di cambiamento verso una modalità di lavoro agile, ma ne restituiscono una visione solo parziale.

Lo Smart Working, se correttamente applicato, prevede una vera e propria rivoluzione nel modo di lavorare che consente di porre al centro l’individuo in un’ottica di condivisione della conoscenza, di trasparenza e di collaborazione.

Per quanto riguarda l’Italia, i dati ci consentono di sperare in una rivoluzione imminente. Secondo gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, nel nostro Paese gli smart worker sono oltre 250 mila. Nel 2016 ben il 30% delle grandi imprese ha realizzato progetti strutturati di smart working, con una crescita significativa rispetto al 17% dell’anno precedente.

La Pubblica Amministrazione centrale e locale resta il fanalino di coda per quanto riguarda l’adozione di pratiche che agevolano il lavoro agile.

Eppure anche dal Governo iniziano a vedersi risposte concrete a questa tendenza. Il disegno di legge sul “lavoro Agile”, ulteriormente ampliato dalla Commissione Lavoro del Senato spinge all’adozione di un’organizzazione del lavoro che coniughi anche nel pubblico impiego stabilità e tutela nei contratti, con una maggiore flessibilità e responsabilizzazione nella gestione del rapporto di lavoro. La stessa riforma “Madia” all’art. 14 chiede di adottare misure organizzative “per la sperimentazione [ …] di nuove modalità spazio-temporali di svolgimento della prestazione lavorativa che permettano, entro tre anni, ad almeno il 10% dei dipendenti, ove lo richiedano, di avvalersi di tali modalità”.

Il recente rapporto realizzato dal NetworkDigital4 in collaborazione con Wind Tre evidenzia una tendenza positiva proprio all’interno della PA in riferimento all’adozione di strumenti e applicazioni mobile che potrebbero spianare la strada allo Smart Working. Il condizionale in questo caso è necessario, il lavoro agile è praticabile solo se, unitamente alla tecnologia abilitante, si affianca una revisione dei processi interni e la costruzione di una relazione di fiducia con i propri dipendenti.

La ricerca, rivolta ad un panel di 105 CIO e IT Manager di altrettante Pubbliche Amministrazioni lungo tutto lo stivale, ha evidenziato che oltre ai tradizionali strumenti di lavoro – Computer e telefono fisso  – sta prendendo piede anche l’utilizzo di PC (72%), Smartphone (66%), Tablet (23%) e Webcam (13%), ma per l’85% delle organizzazioni intervistate permane un no secco rispetto all’utilizzo dei dispositivi personali, prevalentemente per motivi legati alla governance ed alla sicurezza.

Reserach Report, PA Italiana: i servizi passano da una connessione di qualità. NetworkDigital4 in collaborazione con Wind Tre

Reserach Report, PA Italiana: i servizi passano da una connessione di qualità. NetworkDigital4 in collaborazione con Wind Tre

Eppure oggi esistono alternative sicure e flessibili che consentirebbero l’utilizzo dei dispositivi personali anche durante le ore di lavoro. Pensiamo alla versione Enterprise di Android, il sistema operativo più utilizzato al mondo offre la possibilità di gestire centralmente le Applicazioni ed i dati aziendali che in questo modo restano separati rispetto a quelli personali. La gestione dei sistemi mobili in modo centralizzato e supportato da questo tipo di sistemi operativi consente all’utente di scegliere in libertà il dispositivo su cui preferisce lavorare, godendo di un’interfaccia familiare che garantisce la User Experience di sempre.

Una scelta di questo tipo agevola e facilita lo Smart Working che rimane tra le possibilità della maggior parte dei rispondenti alla survey. Infatti alla domanda: “In un’ottica di Smart Working avete mai preso in considerazione la possibilità di consentire ai vostri dipendenti di lavorare anche fuori ufficio per incrementare l’efficienza dei servizi erogati al cittadino?” il 58% degli intervistati risponde affermativamente contro un 29% che esclude l’ipotesi ed un 10% che non ha mai pensato a questa alternativa.

Oltre ai dispositivi mobili, un altro elemento abilitante lo Smart Working è la connettività. La connessione internet ed i servizi in Cloud consentono di avvicinare i servizi della Pubblica Amministrazione al cittadino che senza distinzione di sorta diventa sempre più digitale, inoltre sono elementi fondamentali per raggiungere il livello di efficienza ed efficacia utile al miglioramento dei servizi pubblici.

La conferma arriva nuovamente dai dati, infatti il 31% dei rispondenti alla survey si dice interessato ad offrire una maggiore e migliore connettività ai propri dipendenti proprio perché ritiene che sia un tassello fondamentale all’adozione di una modalità di lavoro agile, all’ombra però di due elementi imprescindibili, ovvero: la sicurezza dei servizi utilizzati e l’attenzione ai costi.

Proprio a questo proposito, una delle modalità individuate dagli intervistati per ridurre i costi è proprio la scelta di servizi in Cloud che prevedono oneri ridotti per quanto riguarda la gestione e la manutenzione, come ad esempio il centralino virtuale che consente una maggiore vicinanza ai cittadini, maggiore rapidità ed efficacia nelle risposte e costi contenuti.