Il mese scorso Roberto Viola, Direttore generale della DG Connect della Commissione europea, nel corso di un incontro con la stampa italiana organizzato a Bruxelles dalla Rappresentanza nazionale della Commissione europea ha tratteggiato la fotografia di un’Italia con luci e ombre in merito alla crescita del Paese.

La Sanità digitale è stata individuata come uno degli asset strategici per lo sviluppo del Paese, ma le competenze restano il tallone d’Achille, anche a  causa del numero di laureati in materie scientifiche, ancora troppo basso.

“Sarà la digitalizzazione della sanità la prossima sfida europea. E l’Italia è considerata fra i Paesi dalla maggiori potenzialità sia in termini di benefici sia di risparmio sulla spesa pubblica”, afferma il Direttore generale della DG Connect della Commissione europea “L’Italia, dopo il Giappone, è il Paese più longevo e il sistema sanitario italiano è considerato fra i migliori al mondo. Il rovescio della medaglia sono i costi. Le proiezioni al 2050 ci dicono che la spesa sanitaria sarà la prima spesa per lo stato, superando quella per le pensioni, sfondando il 10% del pil e veleggiando verso il 15%. Il rischio vero è un abbassamento della qualità del servizio, ma le riforme non possono fare il paio con meno servizi. Una delle risposte, se non la risposta è quella tecnologica”.

La digitalizzazione del Sistema Sanitario Nazionale apporterebbe, oltre che a diversi vantaggi per l’usabilità dei servizi da parte dei pazienti, anche un notevole risparmio di costi. Dati alla mano, il DG evidenzia che la digitalizzazione del sistema sanitario comporta un risparmio sulla spesa sanitaria superiore al 5% e vale lo 0,5% del Pil. E aggiungendo il capitolo dell’assistenza personalizzata e lo screening delle cure,  il risparmio sale al 20-30% “L’Italia deve cogliere la sfida della sanità digitale perché ne ha più bisogno degli altri e ne guadagna anche di più. E più si accelera più si apportano benefici ai cittadini”.

Dati tutt’altro che incoraggianti arrivano anche dall’Osservatorio del Politecnico di Milano che registra un leggero calo per gli investimenti nell’innovazione nell’anno 2016. La spesa complessiva è stata di 1,27 miliardi di euro, meno 5% rispetto all’anno precedente. Secondo l’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano, i principali ostacoli sono i ritardi normativi, la mancanza di risorse economiche e la difficoltà nella formazione del personale. Leggermente migliori le performance delle aziende private, che hanno investito soprattutto nella digitalizzazione delle cartelle cliniche: l’80% delle strutture offre il download dei referti via web e il 61% la possibilità di prenotare prestazioni via internet.

Sempre più propensi all’online sono invece medici e pazienti. Il 51% degli italiani nel 2016 ha utilizzato almeno un servizio web in ambito sanitario (+2% rispetto all’anno prima), in particolare per informarsi sulle strutture e per prenotare visite ed esami. La propensione al digitale cresce anche tra i medici: circa la metà utilizza applicazioni mobile per comunicare con i pazienti. Priorità condivise anche dal SSN sono lo sviluppo della telemedicina e di Big Data e Business Intelligence, per cui gli investimenti nel 2016 sono stati rispettivamente di 20 milioni di euro (contro i 13 milioni dell’anno precedente) e 15 milioni di euro (+5% rispetto al 2015).

Nell’ambito della telemedicina attualmente la soluzione più diffusa è il teleconsulto tra enti ospedalieri o dipartimenti, prassi per una struttura su tre, mentre altri servizi, come la tele-riabilitazione e la tele-assistenza, sono per ora confinati a sperimentazioni. Le principali fonti di informazioni sono per ora i database amministrativi, sfruttati nel 78% delle strutture, mentre faticano a diffondersi le applicazioni di BI che raccolgono dati da social media o dispositivi wearable. Poco sviluppate anche le soluzioni di big data analytics: solo nel 15% dei casi esaminati le informazioni provenienti dalle cartelle elettroniche e dai registri degli studi clinici vengono utilizzate per scopi di ricerca.      

Un altro aspetto interessante, in Italia come in USA, riguarda la gestione delle apparecchiature e più in generale dei posti letto, fra le maggiori fonti di spreco e inefficienza.

La tecnologia può essere di supporto anche in questo aspetto della gestione della struttura: per mezzo dell’implementazione di un’innovazione “semplice”, che vada a tracciare e monitorare tutte le apparecchiature è possibile raggiungere livelli di risparmio notevoli sia per quanto riguarda le risorse, ma anche di tempo del personale.

Per approfondire i temi del risparmio e della gestione del rischio clinico, è possibile scaricare il White Paper “Trekeye: Real-time Location System (RTLS)” a questo link.