Le parole chiave per risalire la china: collaborazione, governance, coraggio e digitale. 

I paradigmi da seguire annunciati nel corso della presentazione dell’Annual Report FPA 2018

Danimarca, Svezia, Finlandia e Paesi Bassi sono le economie digitali più avanzate dell’UE, subito seguite da Lussemburgo, Irlanda, Regno Unito, Belgio ed Estonia.

Fonte DESI

 

L’Italia, pur mantenendo la sua posizione in fondo alla classifica sostanzialmente invariata, nel corso dell’ultimo anno ha fatto comunque registrare alcuni miglioramenti.

È quanto emerge dal DESI, l’indice elaborato dalla Commissione Europea per valutare lo stato di avanzamento degli Stati membri verso un’economia e una società digitali attraverso i cinque indicatori riportati di seguito:

Fonte DESI

L’Italia rimane al 25° posto della classifica assoluta ma ottiene un punteggio più alto dovuto ad una maggiore integrazione delle tecnologie digitali e i servizi pubblici digitali e alle prestazioni in termini di copertura delle reti NGA (che è passata dal 72 all’87%, superando la media UE (80%) e che appaiono quindi in fase di recupero (dal 23º posto del 2016 al 13º del 2017).

Nonostante questi segnali positivi, nella categoria relativa alla connettività, pur avendo ottenuto un punteggio complessivo  pari a 52,8, l’Italia si piazza al 26º posto fra gli Stati membri dell’UE, retrocedendo di un posto rispetto al 2017.

Fonte DESI

Restano ancora insufficienti le misure adottate per colmare le carenze in termini di competenze digitali (nonostante gli sforzi fatti dal Governo) e sul fronte del capitale umano, l’Italia è retrocessa di un posto, scivolando ulteriormente verso il fondo classifica.

La percentuale di utenti Internet è rimasta stabile sia in termini assoluti (registrando anzi un lieve incremento) che dal punto di vista della classifica. Il numero di specialisti TIC ha registrato un lieve incremento passando dal 2,5 al 2,6%, mentre la percentuale di laureati in discipline scientifiche, tecnologiche e matematiche (STEM) ha subito una flessione, attestandosi a quota 1,3% nella fascia di età 20-29 anni (rispetto all’1,4% dell’anno precedente).

L’Italia non è riuscita a fare progressi nemmeno nella classifica riguardante l’utilizzo di Internet, confermandosi al penultimo posto in classifica. L’utilizzo di servizi online come shopping online, eBanking e social network ha segnato però un lieve aumento. In Italia, la lettura delle notizie online si colloca al di sotto della media UE, probabilmente come conseguenza del crescente utilizzo di servizi a pagamento da parte dei media.

Durante lo scorso anno, pur avendo fatto qualche progresso sul fronte dell’integrazione delle tecnologie digitali da parte delle imprese, l’Italia è comunque retrocessa dal 19º al 20º posto in classifica, in quanto altri paesi hanno registrato un’evoluzione più rapida. In compenso, le imprese italiane si collocano al di sopra della media (con relativo avanzamento in classifica) per quanto riguarda l’utilizzo di soluzioni di eBusiness come scambio di informazioni elettroniche e RFID.

Sul fronte dell’e-commerce, tuttavia, il quadro si presenta contraddittorio: a un incremento della percentuale di PMI che si dedicano ad attività di vendita online, anche a livello transnazionale, fa infatti da contrappeso una flessione delle vendite elettroniche.

Sul fronte eGovernment, l’Italia sta procedendo lentamente e si conferma al 19º posto in classifica mentre registra una notevole crescita lato open data: il paese ha infatti migliorato la sua posizione in classifica di 11 posti, superando così la media UE. La disponibilità di servizi eGovernment (ad es. livello di completezza dei servizi online) è al di sopra della media, benché il livello di sviluppo dei servizi rivolti alle imprese si collochi leggermente al di sotto. La performance peggiore è ascrivibile alla categoria degli utenti eGovernment, che vede l’Italia all’ultimo posto in classifica fra i paesi UE: si tratta di un risultato addirittura peggiore di quello registrato per l’uso di altri servizi online, che potrebbe essere il sintomo di alcuni problemi per quanto riguarda l’utilizzabilità dei servizi pubblici.

L’eccezione riguarda l’utilizzo dei servizi di sanità digitale per i quali l’Italia si posiziona bene, collocandosi addirittura all’8° posto fra gli Stati membri dell’UE.

La conclusione sembra essere una sola ed è emersa nel corso della presentazione dei risultati dell’Annual Report FPA 2018: Gianni Dominici, Direttore Generale di FPA, ha così sintetizzato: “è necessaria un’accelerazione dei processi in corso – all’insegna di collaborazione, governance, coraggio e digitale – per andare verso un’amministrazione che sia un soggetto attivo nel creare valore per il Paese”.

 

E come ha sottolineato Andrea Rangone, CEO di Digital360,  “la PA è una delle cinque componenti chiave, assieme a imprese, startup, telco e competenze, dell’ecosistema che è alla base della nostra capacità di cavalcare o di subire la IV rivoluzione industriale. Le imprese hanno capito solo in parte la rivoluzione in atto, le startup si stanno sviluppando abbastanza bene, mentre il settore delle telecomunicazioni si trova in una situazione critica e ci collochiamo purtroppo tra gli ultimi in Europa per competenze innovative. È su questi aspetti che dovrebbe concentrarsi qualsiasi azione politica”.

 

Il fine ultimo dell’azione pubblica è creare valore per i cittadini e le imprese e promuovere uno sviluppo sostenibile dal punto di vista sociale, ambientale ed economico, secondo i principi dell’Agenda 2030 – ha concluso  Carlo Mochi Sismondi, Presidente di FPA. Per questo obiettivo è necessaria un’innovazione che sia rispettosa dei saperi e delle esperienze delle comunità locali più avanzate e, nello stesso tempo, attenta ad accompagnare i cambiamenti rifondando su nuove basi la partnership tra Pubblico e Privato e ricucendo lo strappo presente oggi tra norme e effettivi comportamenti”.

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