Il  Rapporto Iniziative per il rilancio “Italia 2020-2022″, stilato per il Governo dal comitato di esperti in materia economica e sociale,  raccoglie le proposte  per accelerare lo sviluppo del Paese.

Il documento parte da un’analisi dei  punti di forza e di debolezza del nostro Paese per individuare le azioni prioritarie in grado di facilitare la fase di rilancio post epidemia Covid-19.

I punti forza che caratterizzano il nostro Paese – come creatività, dinamismo, imprenditorialità diffusa e orientata all’export e una capacità di attrazione unica al mondo – sono offuscati dalle aree di debolezza messe in luce dal Rapporto: si passa dai livelli di produttività inferiori alle medie europee ad un rapporto tra debito pubblico e Pil tra i più alti dell’area OCSE, dalla scarsa efficienza della macchina amministrativa pubblica all’evasione fiscale fino ai livelli di diseguaglianze  di genere, sociali e territoriali.

Il Rapporto risponde alla necessità di lanciare con urgenza azioni concrete per accelerare la ripresa economica nel biennio 2021-22 e gettare le basi per uno sviluppo di medio/lungo periodo che renda il Paese più resiliente, competitivo e sostenibile.

La digitalizzazione come asse di rafforzamento

Nel Rapporto vengono individuati tre “assi di rafforzamento” per raggiungere obiettivi di cambiamento profondo e duraturo dell’economia e della società italiana: gli assi sono la digitalizzazione, la sostenibilità ambientale e l’inclusione, declinati in sei diversi ambiti (Imprese e Lavoro, Infrastrutture e l’Ambiente, Turismo, l’Arte e la Cultura, Pubblica Amministrazione, Istruzione, Ricerca e Competenze, Individui e Famiglie). 

cloud e digitalizzazione

 

 

Modernizzare il tessuto economico e produttivo del Paese

A tutti i livelli, e per ogni settore, la digitalizzazione gioca un ruolo fondamentale per  accelerare la ripresa.

Così come è fondamentale aumentare l’innovazione tecnologica delle imprese italiane – ripristinando ed estendendo le misure previste dal piano Industria 4.0, incentivando gli investimenti in sostenibilità e transizione energetica e ampliando le misure di sostegno alle start-up innovative – sono altrettanto improrogabili gli interventi per agevolare la trasformazione di tutte le amministrazioni, incluse quelle locali, anche attraverso il finanziamento tempestivo della migrazione al cloud con conseguente risparmio di risorse, maggiore sicurezza, coerenza e interoperabilità delle banche dati.

Secondo i dati forniti dall’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, in Italia il Cloud è diventato il modello di sviluppo di progetti digitali nel 42% delle grandi imprese e addirittura l’unica scelta possibile nell’11% dei casi. Un cambiamento di paradigma che si conferma nelle più ampie strategie per l’evoluzione del sistema informativo aziendale che vedono già nel 54% delle organizzazioni una situazione ibrida e nel 21% un approccio ormai totalmente Cloud.

 

L’analisi della spesa in Cloud

I dati sono confermati anche dal valore del mercato Cloud italiano che nel 2019, secondo i dati dell’Osservatorio, ha raggiunto il valore di  2,77 Miliardi di Euro, in crescita del 18% rispetto all 2018.

  • Il Public & Hybrid Cloud, ovvero l’insieme dei servizi forniti da provider esterni e l’interconnessione tra Cloud pubblici e privati, ha raggiunto 1,56 miliardi di Euro (+25%). 
  • Il Virtual & Hosted Private Cloud, ovvero i servizi infrastrutturali residenti presso fornitori esterni, è cresciuto  dell’11% per un totale di 661 Milioni di Euro.
  • Datacenter Automation e Convergenza, ovvero la modernizzazione delle infrastrutture on-premises, hanno raggiunto i 550 milioni di Euro (+10%).

I primi tre settori per rilevanza risultano il Manifatturiero (25% del mercato Public & Hybrid Cloud), il settore Bancario (20%) e Telco e Media (15%). Seguono Servizi (10%), Utility (9%), PA e Sanità (8%), Retail/GDO (8%) e Assicurazioni (5%).

 

L’adozione del Cloud per tipo di modello

La spesa in Platform as a Service (PaaS), è cresciuta del 38% aumentando la propria quota relativa nel mix (confrontata con la quota di infrastrutture e software) e arrivando a pesare il 16% del volume di spesa complessivo. Guidano queste dinamiche di crescita le funzionalità di abilitazione all’Artificial Intelligence e ai Big Data Analytics, i tool di gestione della sicurezza, le architetture di serverless computing, gli ambienti per la gestione del ciclo di sviluppo software e per l’integrazione. 

Anche l’Infrastructure as a Service (IaaS) è cresciuto del 24%, con una particolare accelerazione dei servizi di gestione dei container.

Segue poi il Software as a Service (SaaS), con un +22%, guidato dai software di Artificial Intelligence e dalla posta elettronica certificata (PEC) che risente dell’entrata in vigore dell’obbligo di fatturazione elettronica.

Analizzando inoltre i dati di mercato in modo trasversale queste componenti è possibile identificare due trend evolutivi particolarmente interessanti:

  • l’intelligence del dato, in crescita del 33%, arriva a rappresentare il 18% del mercato Public & Hybrid Cloud totale. In questa vista è compresa la componente di servizi infrastrutturali, come ambienti di test, sviluppo e produzione e storage dedicati alla manipolazione del dato, i servizi applicativi e le piattaforme di analytics e Artificial Intelligence;
  • la spesa in edge computing & orchestration, che include invece i servizi e gli strumenti di interconnessione e gestione dei sistemi distribuiti, si stima valga per l’anno in corso 35 Milioni di euro, con una dinamica di crescita del 40%.

osservatorio politecnico cloud transformation

 

 

Investimenti infrastrutturali

Lo sviluppo ubiquo della rete in fibra ottica è una priorità assoluta dal momento che genera attività economica nell’immediato e stimola la crescita futura. È fondamentale completare su tutto il territorio nazionale la posa di tale rete, complementare al pieno sviluppo della rete 5G che deve a sua volta essere realizzata rapidamente, in linea con i paesi più avanzati.

Nel Rapporto si legge che  “la connettività a banda ultra-larga in Italia è assai più limitata che in altri paesi, con grandi differenze tra le diverse aree geografiche in termini di penetrazione e qualità. È necessario un intervento sistematico per ridurre il divario digitale e rendere il Paese totalmente e universalmente connesso, permettendo così l’ampia diffusione tra aziende e privati delle tecnologie innovative (ad es. sanità digitale e telemedicina, istruzione in e-learning, acquisti e-commerce, pagamenti contactless, etc.).”

 

La partnership tra Google Cloud e Tim

In questo contesto l’alleanza strategica tra Google Cloud e Tim, in cui è inserita anche l’acquisizione di Noovle,  potrà giocare un ruolo fondamentale per il progresso digitale del Paese.

L’offerta di soluzioni tecnologiche innovative contribuirà sensibilmente al miglioramento dei servizi Cloud ed Edge Computing in diverse aree e ad un’accelerazione nella digitalizzazione di enti, aziende e imprese.

 

Per applicare progetti di trasformazione digitale