Per la gestione dei dati in tempi di coronavirus le aziende devono trovare il corretto bilanciamento fra le esigenze operative e i vincoli di compliance. L’intervista a Eugenio Prosperetti,  avvocato in Roma, docente di Legal Aspects of Information Technology – Università LUISS “Guido Carli”

Sebbene in tempi di coronavirus e di lockdown la priorità delle aziende sia quella di mantenere la continuità operativa, anche grazie al  lavoro da remoto, occorre mantenere alto il livello di attenzione sulla sicurezza informatica per garantire  la protezione da eventuali attacchi cyber ed evitare la perdita di dati confidenziali.

Di questi tempi si è assistito al proliferare di annunci e campagne mail che, dietro false comunicazioni relative all’andamento del Covid-19, in realtà diffondevano codici malevoli.

Oltre a questi aspetti, c’è poi da considerare che in un periodo come quello attuale, le aziende potrebbero avere bisogno di acquisire e trattare dati personali sensibili  – ad esempio per valutare l’efficacia di misure di contenimento del contagio nei luoghi di lavoro o per monitorare produttività e sicurezza di chi pratica remote working ma potrebbero riscontrare alcune difficoltà dovute a vincoli spesso troppo rigidi nella normativa di riferimento e che mal si addicono ad uno scenario emergenziale come quello che stiamo vivendo.

In attesa che i regolatori chiariscano gli aspetti contraddittori della Privacy in tempi di Coronavirus, abbiamo chiesto un parere ad Eugenio Prosperetti, avvocato e docente di Legal Aspects of Information Technology, per capire in che modo trovare il giusto equilibrio tra le esigenze operative e i vincoli di compliance.

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