#MIP4CULTURE – Innovazione digitale nelle istituzioni culturali: dalla gestione dell’emergenza a un piano dell’innovazione

Grazie all’innovazione digitale sono tante le iniziative messe in campo dal mondo dell’arte per reagire all’emergenza sanitaria e favorire la possibilità di rimanere in contatto con la bellezza.

#l’artenonsiferma e #museichiusimuseiaperti sono fra gli hashtag più utilizzati dalle istituzioni culturali, e non solo, a partire dal DPCM dell’8 marzo scorso, ovvero dall’inizio della quarantena.

Oggi più che mai gli operatori culturali sono chiamati a fare leva su strumenti digitali e ad approcciare in tempi rapidissimi la sfida della digital transformation. Se ne è discusso nel corso di un interessante webinar condotto da Deborah Agostino, Direttore dell’Osservatorio  Innovazione Digitale Beni Culturali del Politecnico di Milano  e Co-direttore del Master in Management dei Beni e delle Istituzioni culturali del Politecnico di Milano (MIP) e Antonio Lampis, Direttore Generale Musei, MiBACT.

Il webinar è solo una delle iniziative messe in campo dal  MIP che, attraverso #MIP4CULTURE, ha deciso di  rendere disponibile la propria esperienza nell’ambito della gestione e realizzazione di interventi di innovazione digitale nelle istituzioni culturali.

In collaborazione con l’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali, il MIP ha perciò reso accessibili i materiali, gli articoli e le iniziative degne di nota (bandi, call for interest) sul tema della digital transformation in ambito culturale.

Partendo dalle esperienze di uso del digitale nel contesto attuale, l’incontro del MIP ha fatto il punto sull’utilizzo delle tecnologie digitali da parte delle istituzioni culturali per tracciarne l’andamento nei periodi pre, durante e post Coronavirus.

Utilizzo delle tecnologie digitali prima dell’emergenza sanitaria

Ne è emerso che prima dell’emergenza sanitaria la situazione era molto frammentata: da istituzioni culturali caratterizzate da una forte spinta al digitale a organizzazioni totalmente prive di programmi innovativi.

Da un’analisi effettuata dal Politecnico lo scorso anno su un campione di 420 musei italiani è emerso che il 76% dei partecipanti non aveva una strategia formalizzata e che la restante parte presentava una situazione per lo più destrutturata (v. figura):  

 

Presenza Piano  Strategico per l’innovazione digitale all’interno delle istituzioni culturali

piano-strategico-musei

Altro tema fondamentale è quello relativo agli investimenti in digitale. La tabella che segue riporta la percentuale media di investimenti dedicati al digitale 2017-2018 (strumenti digitali, personale interno, acquisto servizi esterni) su 420 rispondenti:

Investimenti in digitale

inestimenti-digitale-istituzioni-culturali

Dall’indagine della situazione pre-Coronavirus risulta che  le attività più digitalizzate erano quelle legate alle attività di comunicazione digitale:

indice-digitalizzazione

 

In pratica, prima dell’emergenza,  l’innovazione digitale era di fatto vissuta come complementare alla visita in loco ma tutt’altro che necessaria: l’indagine dell’Osservatorio mette in evidenza che molte istituzioni culturali utilizzano il WI-FI (58%) il QR code (62%), le audioguide (36%), le app (17%) la realtà virtuale (16%), i videogiochi (10%) o i beacon (il 9%) ma non basano la loro strategia sulle tecnologie digitali.

Utilizzo delle tecnologie digitali nel corso della quarantena

 Con l’emergenza sanitaria la prospettiva è completamente cambiata: il digitale è diventato l’unico strumento che permette di mantenere vive le istituzioni culturali.  Viene lanciato l’hasthag #museiapertimuseichiusi e attraverso i canali social media si tenta di continuare a diffondere conoscenza presso il pubblico.

Un esempio per tutti: l’evento pasquale Music4Hope trasmesso da Youtube con Andrea Bocelli in un Duomo di Milano deserto ha raggiunto  2,7 milioni di persone in diretta e in 24 ore il video ha registrato 26 milioni di visualizzazioni. Una “partecipazione culturale digitale” sicuramente  forzata ma dalle enormi potenzialità per le strategie future.

I canali social media permettono di raggiungere un numero elevato di persone considerando che il tempo medio giornaliero trascorso su Internet in Italia è di ben 6 ore,  che le competenze legate al loro utilizzo sono le più comuni e che le piattaforme più diffuse sono Youtube (87%), Facebook (81%) e Instagram (55%).

Attraverso l’utilizzo del digitale è possibile favorire diverse tipologie di interazione con gli utenti: 

  • la prima, di tipo puramente divulgativo (in cui ad es. si racconta un’opera o si riporta un’intervista); 
  • la seconda, asincrona, con la richiesta di un riscontro (es. ricreazione opere, caccia al tesoro, quiz ecc.); 
  • la terza con un’interazione sincrona (come ad esempio iniziative online).

E come sarà il futuro? 

Alla luce di tutto questo ci si chiede se nel futuro il ruolo del digitale nell’esperienza culturale tornerà ad essere secondario o se si stia andando verso un nuovo modello del valore.

Nel sottolineare come l’emergenza Covid-19 abbia senza dubbio impresso un’accelerazione forzata nell’utilizzo del digitale da parte delle istituzioni culturali, Antonio Lampis ha però ribadito che il fenomeno, per chi segue questa materia da anni, non è una sorpresa inaspettata essendo state da tempo gettate le basi per il suo sviluppo; il Direttore ha evidenziato come questa esperienza abbia portato alla luce una forte necessità dalle grandi potenzialità: si pensi, una volta ritornati alla normalità, a tutte le persone impossibilitate a recarsi in un museo (dai malati ai carcerati, dai caregiver a tante altre tipologie di persone) che grazie al digitale potranno usufruire del patrimonio culturale. 

I musei statali si sono trovati allenati a sbarcare sul digitale soprattutto per la loro altissima competenza raggiunta nel campo dei canali social che è costantemente monitorata dal Politecnico. D’altra parte da luglio scorso è stato adottato il Piano Triennale per la Digitalizzazione e l’Innovazione dei Musei, un documento strategico, costruito con la partecipazione ed il coinvolgimento di diversi soggetti pubblici e privati secondo un modello già sperimentato per la definizione del Sistema Museale Nazionale, che nasce per descrivere l’approccio, le logiche, le regole, le piattaforme ed i servizi che la Direzione Generale Musei svilupperà nei prossimi tre anni per costruire l’Ecosistema Digitale dei Musei Italiani. 

L’obiettivo è di fornire ai musei italiani uno stimolo ed uno schema di azione per intraprendere una progressiva reingegnerizzazione dei processi ed un rinnovamento delle proprie infrastrutture informatiche, costruendo un’architettura basata sui servizi che possa portare a tutte le strutture museali i seguenti vantaggi: 

  • Aumento dell’efficienza dei processi e ottimizzazione delle risorse 
  • Modularità dei servizi proposti in un’ottica di miglioramento costante 
  • Interoperabilità tra i servizi esposti, gli stakeholder e loro sistemi 
  • Accessibilità e facilità di fruizione da parte del bacino di utenza delle strutture museali italiane
  • Monitoraggio e governance di tutti i processi e valutazione dei risultati anche attraverso raccolta della soddisfazione del fruitore dei servizi.

Dopo di che il tema resta aperto perché non basta avere un Piano triennale – anche molto dettagliato sia negli sviluppi della relazione con il pubblico sia  in tutti gli aspetti di processo (back office, catalogazione del patrimonio, messa a disposizione di open data ecc.) – ma è necessario il costante rinnovo del racconto museale, oggetto di altre linee guida altrettanto profetiche che Lampis ha di recente realizzato per i musei e dove è riservata particolare attenzione all’aspetto digitale. 

Per il futuro occorre innanzitutto puntare sulle competenze digitali e sulle nuove professionalità (mediatori museali, professionisti della comunicazione digitale) e personalizzare il più possibile l’esperienza museale anche grazie alle tecnologie disruptive come l’Intelligenza Artificiale.