Il punto di vista di Sergio Pillon e l’esempio di Israele per monitorare le aree del contagio

Oltre che membro Membro del Gruppo dell’Istituto Superiore della Sanità per le tecnologie sanitarie per  il contrasto al Covid-19, il professor Sergio Pillon è anche membro dell’Osservatorio del Ministero della Salute e ISS per il Software come Dispositivo Medico e del Digital Health Working Group della European Public Health Alliance, nonché storico riferimento del mondo della Telemedicina: è il direttore medico del CIRM (Centro Internazionale Radio Medico, uno dei centri di Telemedicina più grandi ed antichi del mondo), ha svolto il ruolo di Coordinatore della Commissione Tecnica Paritetica per lo Sviluppo della Telemedicina Nazionale del Ministero della Salute oltre ad aver diretto per tanti anni  l’Unità Operativa Dipartimentale di Telemedicina dell’ospedale San Camillo di Roma. 

A lui abbiamo chiesto quale sia il ruolo della tecnologia per il contenimento e il contrasto del Covid-19.

Big data e intelligenza artificiale: l’esempio di Israele per monitorare le aree del contagio

Un esempio di come big data e IA possano essere utilizzati per monitorare, identificare e prevedere le zone di diffusione del Coronavirus è quello sviluppato dagli scienziati del Weizmann Institute of Science, in collaborazione con i ricercatori della Hebrew University di Gerusalemme, su incarico del ministero della Salute.

Il metodo, allo studio anche di altri governi, si basa su veloci questionari da sottoporre alla popolazione e sull’analisi dei dati ottenuti tramite software. I questionari identificano l’insorgenza di sintomi tipici della polmonite da Coronavirus e l’analisi si basa su algoritmi di big data e intelligenza artificiale, che creano una mappatura del territorio in base alle informazioni fornite dal pubblico.

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Quartieri Gush Dan: mappa della regione dei sintomi associati al Covid-19. Sono mostrate le regioni municipali della città con almeno 30 intervistati e i quartieri con almeno 10 intervistati. Ogni regione è colorata da una categoria definita dal rapporto medio dei sintomi, calcolato facendo la media del tasso di sintomi riportati dagli intervistati in quella città o quartiere. Verde: tasso di sintomi basso, rosso: tasso di sintomi alto

La diffusione virale si verifica in gruppi di contagiati e l’identificazione precoce dei cluster può facilitare varie azioni volte a rallentare la diffusione del virus.

Il progetto pilota, che non intende sostituirsi alla metodologia del tampone per identificare pazienti e portatori, ha ricevuto una notevole risposta dal pubblico, con oltre 60.000 israeliani che hanno riempito i questionari fino ad oggi.

L’analisi preliminare dei dati ha portato gli scienziati a rilevare un aumento significativo dei sintomi riportati dal pubblico nelle aree in cui è noto il passaggio di pazienti già contagiati dal Coronavirus.

Questa mappatura accurata a livello di quartiere ha consentito alle autorità sanitarie di concentrarsi sulle aree in cui è previsto un focolaio, allentando invece le misure di contenimento in aree dove il virus non si è diffuso.

Il questionario è anonimo e tutti i dati vengono utilizzati al solo scopo di monitorare la diffusione del virus. Gli scienziati stanno prendendo tutte le precauzioni possibili per mantenere la privacy e la sicurezza delle informazioni degli intervistati.

La versione finale del metodo è stata pubblicata sul sito MedrXiv.org, con l’invito ad implementarlo, e ha ottenuto già una prima risposta dall’Italia e da altri Paesi europei (Spagna, Germania e Regno Unito), oltre che dagli Usa, dall’India e dalla Malesia.

Il prossimo passo sarà la nascita di un forum globale, guidato da Eran Segal e da ricercatori americani, con l’obiettivo di condividere dati e approfondimenti e costruire insieme strumenti di previsione e analisi.